Soglia o non soglia? La nuova era dei Confidi tra palco e realtà

Continua il viaggio di trasformazione dei Confidi italiani all’indomani del nuovo Organismo ex art.112 Tub.

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La lunga fase di incertezza normativa ha finito per condizionare le scelte strategiche ed operative dei confidi incidendo sul processo di pianificazione di una progettualità futura. Ciò ha pregiudicato soprattutto quelle realtà la cui permanenza sul mercato è dipesa principalmente dalla capacità di riorganizzare il proprio assetto ed orientare il proprio progetto aziendale. E tutt’ora il quadro appare incompleto e ben lungi dall’offrire un orizzonte certo dal momento che numerosi sono i profili che ancora rimangono nel limbo regolamentare.

E’ indubbio tuttavia che l’essere intervenuti sull’Organismo per i Confidi minori contribuisce a ridisegnare il contesto – riqualificandolo – e rendendolo maggiormente rispondente a quei criteri di affidabilità, trasparenza ed efficienza la cui carenza spesso, i Confidi minori, hanno sistematicamente subito a causa del danno reputazionale creato da quei pochi soggetti che – approfittando della “confusione normativa” – hanno operato oltre il limite del consentito.

Ancora, norme (D.lgs 136/2015) come quelle tese a dettare lo schema di bilancio per i Confidi minori – al pari dei maggiori – e l’adozione del Regolamento istitutivo dell’Organismo ex 112 Tub se da un lato gravano in termini di maggiori obblighi di compliance, dall’altro contribuiscono ad efficientare il sistema Confidi ed a renderlo più affidabile e competitivo. In quest’ottica il Confidi deve essere valorizzato quale meccanismo di reale sostegno all’economia reale e porta d’accesso al credito preferenziale nonchè quale prezioso stakeholder del sistema bancario.

Non va infatti dimenticato il vantaggio del Confidi che, rispetto al sistema bancario, mantiene un’importante relationship con le imprese che conosce e valuta direttamente sia dal punto oggettivo che soggettivo accedendo ad un quadro informativo che non sempre l’intermediario bancario è in grado di acquisire per mezzo della sua attività.

Si noti inoltre che il sistema degli intermediari sta investendo su una meccanizzazione e spersonalizzazione che priva il cliente del rapporto diretto con i dipendenti. Ciò se può servire alla logica dei numeri e dei budget, lascia comunque un vuoto su un punto focale della realtà italiana: il rapporto personale e diretto con la clientela la quale, per quanto evoluta, tenderà sempre a ricercare una forma di contatto.

Non si dimentichi che i dati Istat confermano come la dimensione media delle imprese italiane sia tra le più basse in Europa. In Germania, Francia e Spagna la quota di valore aggiunto prodotta dalle imprese con meno di 50 addetti è più bassa di quella italiana; il numero di piccole imprese e dei lavoratori autonomi è minore. Nel confronto con gli altri paesi europei, inoltre, le imprese italiane si caratterizzano per l’elevato grado indebitamento e per la maggiore dipendenza dal credito bancario. A giugno 2015 il credito concesso dalle banche rappresenta la principale fonte di finanziamento esterno, quasi il 64 per cento del complesso dei debiti finanziari; nella media dell’area dell’euro questa quota era inferiore al 50 per cento.

Il ricorso delle imprese italiane al mercato obbligazionario è, di converso, molto contenuto.

Una tale fisionomia influenza inevitabilmente la qualità del rapporto e soprattutto la sua dimensione sul piano dell’interazione con il sistema del credito.

Anche alla luce di quanto sopra dovrebbe mutare il rapporto “di forza” con i finanziatori che troppo spesso impongono regole ed operatività ai Confidi e soprattutto dovrebbe rimodularsi la relazione triangolare che collega le tre parti coinvolte. I nuovi modelli di business infatti suggeriscono al Confidi di abbandonare il ruolo passivo di soggetto interpellato dalla banca a seguito della richiesta del cliente, piuttosto consigliandolo di collocarsi al centro della relazione che, partita dalla richiesta del cliente, deve giungere al Confidi il quale si fa portatore di richieste e risolutore. In quest’ultimo senso in particolare deve arricchirsi – come ormai da tempo sostenuto – il plafond di utilità che il cliente può ritrovare aldilà della semplice concessione di garanzia.

Ma come muta il quadro generale con il nuovo Organismo? E’ più che mai netta la distinzione tra i Confidi maggiori e quelli minori che scorre attraverso il confine dei 150 milioni che separa l’Albo 106 dall’Elenco 112 pur tuttavia mantenendo aperto un passaggio a doppio senso nel caso in cui muti il volume di attività. Qualora infatti un Confidi maggiore dovesse perdere i requisiti dimensionali, potrebbe passare dall’Albo all’Elenco; passaggio inverso farebbe invece in Confidi minore che riesca a raggiungere la maggiore soglia prevista. In tal caso ricevuta l’autorizzazione per l’iscrizione all’Albo 106, verrebbe cancellato dall’Elenco 112.

L’Organismo ha oggi una duale macrofunzione: gestione dell’elenco e attività di vigilanza che non esclude tuttavia completamente l’intervento della Banca d’Italia la quale mantiene la sua competenza in due contesti chiave della compliance aziendale: la trasparenza nelle relazioni con la clientela e l’antiriciclaggio (non si dimentichi inoltre che sempre ala Banca d’Italia rimane il compito di vigilare sull’Organismo stesso).

  • Per quanto riguarda la funzione di gestione dell’elenco, l’Organismo valuterà le istanze ed i requisiti all’atto della richiesta d’iscrizione, il mantenimento degli stessi, il rispetto della normativa di settore come nel caso – ad esempio- della forma giuridica richiesta, del capitale sociale o, ex multis dell’assetto patrimoniale
  • Nell’attività di vigilanza invece, sottratta l’aera di operatività della Banca d’Italia, l’attività si concentrerà sul presidio di tutte quelle norme che concorrono ad assicurare una sana e prudente gestione e che andranno dal monitoraggio dell’attività al controllo, ad esempio, circa il possesso dei requisiti previsti per esponenti aziendali e partecipanti al capitale.

Il criterio di proporzionalità caratterizzerà evidentemente il modello di vigilanza adottato soprattutto se comparato alla luce di quello adottato, per i Confidi maggiori, da Banca d’Italia con la quale tuttavia viene assicurato dall’art.112 bis, lo scambio di informazioni in un’ottica di stretta collaborazione.

Dunque stabilizzare e soprattutto chiarire il quadro generale del funzionamento del sistema Confidi dovrebbe giovare allo stesso, tenuto anche conto dei dati di ripresa economica di cui si parla. Nel 2015 infatti l’andamento dei prestiti alle imprese ha beneficiato sia del graduale miglioramento dell’attività economica sia dell’allentamento delle condizioni di offerta. È proseguita l’espansione della domanda di prestiti, sostenuta dal basso livello dei tassi di interesse e dal maggiore fabbisogno per investimenti fissi, scorte e capitale circolante. Al miglioramento delle condizioni di offerta hanno contribuito sia il minor rischio percepito per alcune imprese e settori di attività economica (in particolare quello manifatturiero), sia la maggiore concorrenza tra banche nell’erogazione dei finanziamenti alle imprese. L’allentamento dei criteri di offerta si è tradotto prevalentemente in un’ulteriore riduzione dei tassi di interesse.  Il divario tra la dinamica dei prestiti alle imprese medio-grandi (con 20 addetti e oltre) e quella dei finanziamenti alle aziende di minori dimensioni rimane tuttavia significativo (tassi di variazione pari allo 0,7 e -1,4 per cento, rispettivamente).

Fermo l’ottimismo della ripresa economica e lo scenario normativo, rimane un terzo punto su cui si gioca l’abilità del Confidi di emergere nell’attuale contesto: la sua capacità di dotarsi di un adeguato modello di business. Ma questa è un’altra storia.