11 Ottobre 2016

Anatocismo bancario: cosa è cambiato dal 1 ottobre 2016

Anatocismo bancario: cosa è cambiato dal 1 ottobre 2016

Il CICR ha emanato la delibera del 3 agosto 2016, n. 343, contenente le nuove disposizioni attuative dell’art. 120, comma 2, del D.lgs 1 settembre 1993, n. 385 (T.U.B.), così come modificato dall’art. 17 bis del D.L. 14 febbraio 2016, n. 18, convertito nella Legge 8 aprile 2016, n. 49, che dovrebbe concludere l’annosa questione dell’anatocismo bancario, il quale è stato oggetto negli ultimi anni di un complesso dibattito dottrinale e giurisprudenziale.

Come è noto, con la legge di Stabilità 2014 (Legge 27 dicembre 2013, n. 147) è stato modificato il Testo Unico Bancario e la nuova disciplina ha stabilito il divieto assoluto di anatocismo bancario. Tuttavia, la norma – a detta di alcuni – era incompleta, necessitando del provvedimento attuativo del CICR, mentre altri ritenevano che la norma fosse immediatamente applicabile, a prescindere dalla citata delibera del CICR.

Sul punto bisogna dire che l’intenzione abrogatrice dell’anatocismo da parte del legislatore emerge con evidenza sin dalla emanazione della predetta legge di Stabilità 2014, che ha previsto la sostituzione dell’art. 120 T.U.B. il quale, nella precedente formulazione, consentiva la produzione di interessi sugli interessi passivi maturati nei contratti bancari: tale abrogazione ha reso direttamente applicabile l’art. 1283 c.c. che, come precisato dalla Cassazione a Sezioni Unite (Cass., 2 dicembre 2010, n. 24418), comporta il divieto di ogni forma di capitalizzazione degli interessi se non pattuiti successivamente al sorgere del debito e se dovuti per almeno sei mesi. La nuova formulazione dell’art. 120 T.U.B.  attribuisce difatti al CICR il potere di stabilire modalità e criteri per la produzione di interessi nelle operazioni poste in essere nell’esercizio dell’attività bancaria.

Ciò premesso, bisogna specificare che l’ambito di applicazione della delibera riguarda, sotto il profilo soggettivo, i rapporti bancari conclusi tra i clienti, vale a dire qualsiasi soggetto che ha in essere un rapporto contrattuale con un intermediario. Non sono clienti le banche, le società finanziarie, gli istituti di moneta elettronica, gli istituti di pagamento, le imprese di assicurazione, le imprese di investimento, gli organismi di investimento collettivo del risparmio, le società di gestione del risparmio, le società di gestione accentrata di strumenti finanziari, i fondi pensione, Poste Italiane s.p.a., la Cassa depositi e prestiti e ogni altro soggetto che svolge attività di intermediazione finanziaria. Non si considerano clienti nemmeno le società aventi natura finanziaria controllanti, controllate o sottoposte al comune controllo dei soggetti sopra indicati.

Per quanto concerne le operazioni di raccolta del risparmio e di esercizio del credito, l’art. 3 della  delibera CICR in commento stabilisce che gli interessi debitori non possono produrre interessi con la sola eccezione degli interessi di mora, in conformità a quanto prescritto dai principi generali fissati dall’art. 1194 c.c. ( secondo cui “il debitore non può imputare il pagamento al capitale, piuttosto che agli interessi ed alle spese, senza il consenso del creditore. Il pagamento fatto in conto di capitale e d’interessi deve essere imputato prima agli interessi”), nonché dall’art. 1234 c.c. e dall’art. 1284 c.c.

Per quanto concerne invece i rapporti di conto corrente o di conto di pagamento, l’art. 3, comma 3, della delibera prescrive che gli interessi debbono essere conteggiati il 31 dicembre di ciascun anno e, comunque, al termine del rapporto per cui sono dovuti. Inoltre detto articolo prevede che il conteggio degli interessi deve essere invece effettuato il 31 dicembre per i contratti stipulati nel corso dell’anno.

L’art. 4 della delibera CICR passa poi a trattare il regime degli intessi maturati in relazione ai contratti di apertura di credito regolate in conto corrente o conto di pagamento ed agli sconfinamenti. Per questa tipologia di operazioni, gli interessi debitori vanno conteggiati al 31 dicembre di ciascun anno, con una periodicità non inferiore ad un anno. Gli interessi debitori debbono essere inoltre contabilizzati separatamente rispetto alla sorte capitale.

L’art. 4 della delibera disciplina poi la questione del saldo periodico della sorte capitale ed il connesso regime di capitalizzazione degli interessi, prescrivendo che gli interessi debitori divengono esigibili il 1 marzo dell’anno successivo a quello in cui sono maturati. Al cliente dovrà comunque essere garantito un tempo minimo di 30 giorni  dalle comunicazioni previste dagli artt. 119 (comunicazioni periodiche alla clientela) e 126 quater del TUB (Informazioni relative alle operazioni di pagamento e ai contratti nei servizi di pagamento), prima che gli interessi divengano esigibili. Il contratto potrà prevedere termini differenti ma solo se favorevoli al cliente.

Il comma 5 dell’art. 4 prevede che il cliente ha la possibilità di autorizzare, anche preventivamente (cioè prima della scadenza), l’addebito degli interessi sul conto nel momento in cui questi ultimi divengono esigibili. La somma addebitata deve essere in questo caso imputata come sorte capitale ed è comunque fatta salva la possibilità per il cliente di revocare, in qualsiasi momento, l’autorizzazione a condizione che non abbia ancora avuto luogo l’addebito dell’importo.

È inoltre data la possibilità di concordare contrattualmente che i fondi accreditati sul conto dell’intermediario e destinati ad affluire sul conto del cliente, sul quale è regolato il finanziamento, siano utilizzati per estinguere il debito da interessi, ma soltanto nel momento in cui gli interessi divengono esigibili.

Si noti che nel caso in cui il rapporto bancario si conclude definitivamente, gli interessi sono anch’essi da ritenersi immediatamente esigibili, disposizione che trova applicazione anche con riferimento ai contratti di apertura di credito stipulati ed esauritisi nel corso di uno stesso anno solare.

Infine L’art. 5 della delibera CICR contiene le disposizioni riguardanti le modalità di adeguamento dei contratti in corso con i clienti ed i termini di entrata in vigore ed applicazione delle nuove regole che dovranno essere osservate dagli intermediari finanziari.

I contratti dovranno innanzitutto essere adeguati con l’introduzione di clausole conformi a quanto prescritto dall’art. 120, comma 2, del T.U.B. e dalla stessa delibera, in ossequio alle disposizioni dettate dall’art. 118 e dell’art. 126 sexies del T.U.B.: l’adeguamento delle clausole è infatti considerato come giustificato motivo a norma dell’art. 118 del T.U.B. di modifica delle condizioni contrattuali.

E’ importante evidenziare che la clausola contenente l’autorizzazione prevista dal citato art. 4 della delibera CICR deve tuttavia essere oggetto di specifica approvazione da parte del cliente, in osservanza a quanto prescritto dall’art. 117, comma 1, del T.U.B..

Altrettanto importante è segnalare che le regole del regime di computo degli interessi contenute nella delibera, vanno considerate quali clausole generali poste a garantire una tutela minima dei clienti nell’ambito dei rapporti bancari conclusi con gli intermediari finanziari: infatti tali previsioni sono  derogabili, ma soltanto a condizioni più favorevoli per i clienti, così come previsto dall’art. 127, comma 1, del T.U.B..

La data dalla quale gli intermediari finanziari dovranno applicare le disposizioni contenute nella delibera del CICR agli interessi maturati è quella del 01 ottobre 2016.