Il futuro (prossimo) normativo delle sofferenze e del recupero crediti

Intervista ad Antonio Persici, presidente OIC, Osservatorio Imprese e Consumatori

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L’OIC ha recentemente avviato un’importante attività nel campo legislativo con due proposte strategiche in materia di NPL e RECUPERO CREDITI raccontate in questa intervista al Presidente, dott. Antonio Persici.

L’Osservatorio Imprese e Consumatori è da sempre impegnato in attività, anche sul fronte legislativo, che coinvolgono il mondo del credito nella sua complessità,  con l’obiettivo di contribuire alla definizione di buone prassi che facciano salvi i diritti dei consumatori ed assicurino una corretta e leale concorrenza anche di tutti i professionisti. Solo chi rispetta le regole infatti è in grado di offrire un servizio trasparente e teso a salvaguardare gli interessi di tutti i protagonisti. Recentemente ha avviato un’importante attività nel campo legislativo con due proposte strategiche raccontate in questa intervista al Presidente, dott. Antonio Persici.

D. L’Osservatorio Imprese e Consumatori Imprese sta lavorando a proposte di legge ambiziose nel mondo del credito perché di grande attualità e soprattutto relative a temi strategici. Può spiegarci di cosa si tratta di preciso.

R. Il credito è una delle nostre maggiori attenzioni, ma non è la sola. Il nostro interesse sul credito nasce dal fatto che noi siamo convinti  (e la storia ce lo conferma) che la sensibilità su questo importante e portante elemento dell’economia del paese, non sia idonea a far sì che comportamenti e regole oggi in vigore siano stati (e quindi ancora sono) idonei al buon funzionamento dell’economia, sia nelle transazioni B2B e B2C.

In effetti, se chi assume un’obbligazione poi non la rispetta, il sistema paese non può funzionare.

D. L’Osservatorio ha adottato un metodo di lavoro basato sul coinvolgimento di competenze e interlocutori privilegiati, perché questa scelta?

R. Sì, in effetti noi crediamo che le riforme importanti debbano essere partecipate fin dall’inizio dalle migliori risorse possibili, competenti su ogni singolo tema. Infatti, riteniamo che il DDL sulla riforma dei servizi per la tutela del credito, per il quale abbiamo promosso la formulazione di un testo di orientamento, debba diventare testo definitivo con la collaborazione di tutti gli stakeholder rappresentanti di ogni interesse (in questo caso specifico consumatori, debitori e creditori).

In modo da realizzare quella che noi definiamo la “democrazia delle competenze”.

D. Entrando nel dettaglio della proposta di legge sulle sofferenze bancarie,  prevede specifici obblighi per gli intermediari all’atto della classificazione a sofferenza della posizione e quali sono i suoi punti di forza?

R. Il nostro punto di forza deriva da quelle che sono le nostre convinzioni e – se vogliamo -dal nostro motto, che è “l’unica strada possibile è quella che si percorre insieme verso il bene comune” e cioè, nel DDL da noi promosso abbiamo considerato una soluzione vantaggiosa per il consumatore debitore ma allo stesso tempo funzionale e positiva anche per il creditore. Nello specifico, l’intermediario è tenuto ad informare il debitore della classificazione a sofferenza per metterlo in condizione di raggiungere un accordo concernente lo stralcio della propria posizione, accordo che ci può essere solo se il debitore dimostra il proprio stato di necessità, quindi una soluzione esclusiva per i soli meritevoli, come considerato dalla Legge 3/2012.  A differenza degli altri DDL, quello da noi promosso non prevede la possibilità dell’utilizzo dei vantaggi previsti da parte di debitori seriali, comunque scorretti, non incentivando quindi il moroso volontario, ma solo quello che, pur avendo un comportamento corretto e quindi meritevole, si trova suo malgrado in uno stato di difficoltà.

D. Nel DDL “Servizi per la tutela del credito” si affronta la questione del recupero crediti: ad oggi lo scenario è quasi surreale se si pensa che questo mondo si muove tra scarne  ed ormai risalenti normative. Come  può cambiare il sistema con la vostra proposta di legge?

R. Sì, in effetti oggi gli adempimenti di base, per chi vuole svolgere questa attività, sono dettati dal TULPS del 1931, emanato dal Re d’Italia Vittorio Emanuele III. E’ chiaro che, a distanza di quasi 90 anni, le ragioni di tali provvedimenti non hanno ragione di essere, non hanno ragione di esistere. Il DDL da noi proposto sdogana il settore da un contesto ante-guerra mondiale ai giorni d’oggi. Infatti propone regole adatte all’attuale realtà, regole che – come abbiamo poc’anzi detto- sono all’attenzione delle migliori risorse del Paese che, in affiancamento con le Istituzioni preposte, porteranno al loro perfezionamento migliore possibile, portando quindi il testo oggi provvisorio ad una versione ottimale che una simile convergenza di interessi e competenze sicuramente potrà realizzare. 

D. Nel DDL sulla riforma del settore della tutela del credito c’è un ‘attenzione per gli operatori virtuosi e dotati di professionalità ma non viene trascurato neanche il debitore a cui è dedicato un apposito Fondo. Perchè questa scelta e come dovrebbe supportare la clientela?

R. Sempre seguendo i principi cardine improntati sul bene comune, abbiamo proposto un sistema che possa essere premiante sia per gli operatori del settore della tutela del credito che per i consumatori onesti. Questo perché bisogna incentivare il principio della meritevolezza, che trova fondamento nelle attività di alta formazione per gli addetti ai lavori ed, al contempo, garantisce che possano accedere a strumenti di supporto quale il Fondo di Solidarietà solo i consumatori che si trovano in difficoltà economiche dettate da eventi non riconducibili ad un comportamento doloso.